Scommesse con ricarica — quanto costa davvero mettere soldi sul conto di gioco
Dati aggiornati al Ottobre 31, 2026, con licenze verificate sull’Elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza tenuto dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
Metti cinquanta euro sul tavolo di un tabaccaio, chiedi di ricaricare il conto di gioco, e scopri che il tabaccaio non può darti indietro un euro nemmeno se il conto è pieno. Non può pagarti una vincita. Non può farti prelevare. Può solo fare entrare denaro, e solo se tu lo chiedi, e solo dopo averti identificato. Chi arriva da un casinò online straniero trova questo comportamento bizzarro; chi legge l’art. 13 del D.Lgs. 41/2024 trova che è esattamente il disegno voluto.
La ricarica è il momento in cui il conto di gioco si riempie, e in Italia quel momento ha tre porte. Il punto vendita ricariche, che è l’unico canale in contanti e l’unico che il legislatore ha circondato di targhe, albi e QR code. La carta o il wallet, che è il canale ordinario di chi gioca da casa. E il canale che non ha nessuna di queste regole, perché nessuno l’ha autorizzato: il sito senza concessione.
Questo pezzo non ti dice quale sia la porta giusta per il tuo caso. Ti dice cosa costa varcarne una, chi la controlla e dove finisce il denaro se qualcosa va storto.
Punti di ricarica: chi può davvero prendere i tuoi contanti
Liquidazione del conto: dove entra il denaro e dove non può uscire
Un punto vendita ricariche non è un centro scommesse e non è una ricevitoria qualunque. È un esercizio iscritto a un albo specifico, quello tenuto dall’ADM, e l’attività è riservata a due categorie: i titolari di rivendite di generi di monopolio autorizzate alla raccolta di giochi pubblici, e gli esercizi con autorizzazione ai sensi degli articoli 86 o 88 del TULPS, sempre con accordi sottoscritti con i concessionari. Non basta avere la licenza di vendita al pubblico. Serve un accordo con chi tiene la concessione.
Quello che questi punti fanno è una cosa sola, ed è bene impararla prima di arrivare allo sportello: aprono e ricaricano i conti di gioco collegati alle concessioni del gioco a distanza solo su richiesta del titolare, dopo averlo identificato e dopo aver verificato l’identità di chi chiede l’operazione. Due controlli, non uno. Il titolare del conto deve risultare lui, e la persona davanti al bancone deve essere lui.
Poi c’è il divieto che sorprende tutti. Nei punti vendita ricariche è vietato prelevare le somme presenti sul conto di gioco e pagare le vincite: servono solo a mettere denaro sul conto. Il verso del flusso è a senso unico, per scelta normativa. Se hai vinto e vuoi i soldi, passi dal conto, non dal tabaccaio.
Vale la pena fermarsi un secondo su cosa significhi in pratica. Chi immagina il punto vendita come un piccolo sportello di banca si costruisce un’aspettativa che non regge: lo sportello incassa, non paga. La simmetria che ci si aspetta — entri, versi, poi magari ritiri — qui non esiste, e la ragione è che il legislatore ha voluto separare il momento in cui il denaro entra nel circuito dal momento in cui ne esce, tenendo il secondo interamente dentro il rapporto tra giocatore e concessionario.
Il codice lo conosce bene chi ha provato a chiudere un conto di gioco passando da una tabaccheria. Non è un disservizio. È il progetto.
Fondamenti del canale: 100 € a settimana, e cosa vuol dire «in totale»
Qui sta il numero che quasi nessuno legge prima di usare il canale. La ricarica al punto vendita avviene con gli strumenti di pagamento tracciabili già indicati dal titolare al concessionario e da questo validati. Sono consentite anche ricariche in contanti o con altri strumenti, ma nel limite complessivo settimanale di 100 €, e il rispetto di quel limite è a carico del concessionario, che lo presidia con misure sul sistema informatico.

Tre cose vanno lette con attenzione, perché ognuna cambia la sostanza. La prima: il tetto riguarda i contanti e gli strumenti non tracciati, non tutta la ricarica. Se hai dato al concessionario una carta tracciabile e l’hai fatta validare, quella via non è quella che il tetto contabile limita. La seconda: è un limite complessivo, cioè vale sull’insieme delle operazioni, non per singolo versamento; quattro ricariche da 25 € in una settimana hanno già esaurito il plafond. La terza: la settimana non la decidi tu e non la decidi al bancone. La decide il sistema informatico del concessionario, ed è per questo che il legislatore ha scritto l’obbligo di presidio in capo a lui e non al tabaccaio.
Sul piano pratico, la conseguenza per chi vuole versare qualche centinaio di euro in contanti è netta: il canale è dimensionato per importi piccoli e per un uso saltuario. Chi punta a cifre più alte usa strumenti tracciabili validati, oppure passa da una carta, da un wallet o da un bonifico direttamente sul conto di gioco. Il punto vendita non è il canale per chi vuole fare sul serio con cifre importanti. È il canale per chi non vuole o non può usare una carta.
Nei punti vendita Admiral, per esempio, il conto di gioco si ricarica in contanti, nei limiti della normativa, mostrando un documento di identità — carta di identità, patente o passaporto — per verificare la corrispondenza con il titolare del conto. La meccanica è quella generale: contanti sì, entro il tetto, con documento in mano.
Normativa del canale: la targa, il QR code e i 100 € l’anno
Il canale ha una sua burocrazia visibile, ed è la parte che conviene riconoscere a occhio. Ogni punto vendita ricariche deve esporre all’esterno una targa di riconoscimento con il logo ADM e un QR code che permette di consultare i dati del punto vendita nelle banche dati dell’Agenzia. Se la targa non c’è, davanti a te non c’è un punto ricariche autorizzato, qualunque cosa dica l’insegna.

L’iscrizione all’albo costa 100 € l’anno per ciascun esercizio, più l’imposta di bollo. È una cifra che dice molto sulla scala dell’attività: un canale pensato per esercizi di prossimità, non per strutture dedicate al gioco. C’è anche un vincolo di luogo, e non è banale: i punti vendita ricariche non possono essere collocati in circoli privati o locali di associazioni. Il canale sta sulla strada, tra la gente, dove chiunque può vederlo entrare. L’albo è stato pubblicato il 19 novembre 2024.
La targa e il QR code fanno un lavoro che vale più di quanto sembri: trasformano un controllo che dovresti fare altrove in un controllo che fai sul posto. Nessuna di queste verifiche ti dice però se quel punto vende ricariche per il bookmaker su cui vuoi giocare. Il rapporto è tra il punto e i concessionari con cui ha un accordo, e la copertura varia da esercizio a esercizio.
La classifica: cinque concessionari e quanto pesa una concessione
Criteri della classifica, e un avvertimento sul significato di «ADM»
Prima di guardare i nomi serve capire cosa si sta guardando, perché è qui che le pagine di confronto fanno il danno maggiore. La concessione è un atto amministrativo rilasciato per singolo sito, non per azienda, e il concessionario spesso non porta il nome del marchio: Bwin fa capo a Eurobet Italia, Lottomatica a Goldbet Better Organization Italy, Betsson e Starcasino ad Azzurri Limited. Il nome commerciale e il soggetto giuridico sono due cose diverse, e la seconda sta nella riga di licenza.
C’è poi un fraintendimento più insidioso. L’Elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza non ha una colonna che indica i giochi offerti. Un nome su quella lista non dimostra da solo che quel sito offra scommesse sportive: un concessionario può detenere in qualsiasi combinazione il diritto alle scommesse sportive, al poker e ai giochi di abilità, ai giochi di tipo casinò, al betting exchange e al bingo. La presenza in un confronto, infine, non è una concessione. È una scelta editoriale, e vale come tale.
I criteri con cui ho ordinato i cinque marchi qui sotto sono tre, e li dichiaro perché tu possa contestarli: la presenza in elenco con codice verificabile, quello che le condizioni del singolo operatore dicono sul soggetto della ricarica, e la chiarezza con cui quel testo è scritto e reperibile. Non ho ordinato sul bonus, perché il bonus non è ricarica. Non ho ordinato sulla quota più alta, perché nessuno dei cinque pubblica lo stesso mercato nello stesso momento e un confronto di quote fatto a tavolino è pubblicità travestita.
Una nota sul perimetro, che serve a non attribuire ai cinque quello che non è loro. La lista dei 52 concessionari autorizzati non esaurisce il mercato: altri concessionari esistono, e un marchio che non compare qui non è per questo privo di licenza. I cinque sotto sono quelli su cui ho materiale sufficiente per dire qualcosa di verificabile.
| Marchio | Concessione ADM e concessionario | Cosa dicono le condizioni dell’operatore sul canale di ricarica |
|---|---|---|
| BetFlag | n. 16008, Betflag S.p.a. | Ricarica BetFlag acquistabile nei punti Epay o MrPay in tagli da 10, 25, 50 e 100 €; il codice segreto sulla ricevuta si inserisce nel conto e la ricarica è utilizzabile solo dopo la validazione del documento di identità |
| Goldbet | n. 16009, Goldbet Better Organization Italy S.p.a. | Il conto Goldbet si ricarica e si preleva con PostePay, PayPal e altri metodi di pagamento; accesso all’app con le credenziali del sito. |
| SNAI | n. 16032, Snaitech Spa | Il conto si gestisce dall’app, dove si può ricaricare con più modalità; assistenza indicata 7 giorni su 7 |
| Sisal | n. 16020, Sisal Italia S.p.a. | Con l’app si prenotano le scommesse e si ricarica o preleva nel punto vendita Sisal più vicino |
| AdmiralBet | n. 16048, Admiral Bet S.r.l. | Ricariche online con carta di credito o debito, Carta Postepay/BancoPosta, Skrill, PayPal, Neteller, Paysafe Card, Admiral Pay e bonifico bancario, senza costi aggiuntivi, con strumenti intestati al cliente |
| AdmiralBet | n. 16048, Admiral Bet S.r.l. | Ricariche online con carta di credito o debito, Carta Postepay/BancoPosta, Skrill, PayPal, Neteller, Paysafe Card, Admiral Pay e bonifico bancario, senza costi aggiuntivi, con strumenti intestati al cliente |
La tabella va letta sapendo che la terza colonna non è omogenea, e non potrebbe esserlo. Per BetFlag descrive un prodotto acquistato in un punto di vendita terzo, per Sisal descrive un’operazione in negozio con l’app, per AdmiralBet elenca strumenti online. Sono modi diversi di rispondere alla stessa domanda, e la differenza non è un vizio dei dati: è la fotografia di un mercato dove la ricarica al dettaglio si è sviluppata in modi non coordinati tra loro.
Il punto che nessuna delle tre colonne risolve: se il tuo problema è versare denaro in contanti senza una carta, solo due dei cinque nominano un canale fisico, e uno dei due lo fa con un prodotto prepagato e non con una ricarica diretta del conto. Chi ha bisogno specificamente di contanti al bancone ha una rosa molto più stretta dei cinque nomi.
Valutazione: quali criteri ho pesato e quali ho scartato
La classificazione per importanza di una pagina come questa si gioca sulla scelta di cosa non pesare, e vale la pena dire perché due criteri popolari sono fuori dalla mia griglia.
Il primo è la velocità di accredito. Tre dei cinque descrivono depositi rapidi e una mette in evidenza la gratuità dell’operazione, ma «rapido» non è una misura: senza un tempo dichiarato in ore o minuti da un documento verificabile, ordinare i marchi su una parola è ordinare sul nulla. Chi ti dice che un operatore è il più veloce non lo sa. Lo sa solo il suo sistema, e non lo pubblica.
Il secondo è l’ampiezza dei metodi. Sembra un criterio oggettivo — chi ne accetta di più vince — ma non lo è, perché la lista che leggi è quella che l’operatore sceglie di scrivere, e comprende strumenti che magari non hai e non vuoi. Un elenco di dieci metodi di cui sette ti sono inutili vale meno di tre che funzionano. Il criterio sensato è la sovrapposizione tra i tuoi strumenti e la sua lista, non la lunghezza della lista.
Restano in griglia tre cose, e sono quelle che pesano. La verifica della concessione, che è il primo filtro e non un dettaglio formale. La tracciabilità degli strumenti, che determina cosa puoi fare e cosa resta fuori dal tetto settimanale in contanti. E la reperibilità del testo, perché un operatore che scrive le condizioni della ricarica in una pagina raggiungibile in due clic ti sta dicendo qualcosa di sé, e non è una qualità neutra.
Fondamenti: come si apre un conto di gioco e cosa serve
Il conto di gioco non è un conto corrente
Il conto di gioco è il posto dove stanno i tuoi soldi mentre giochi, e non è un deposito bancario. Non produce interessi, non è aggredibile allo stesso modo e non è trasferibile: è un rapporto tra te e un concessionario, regolato dalle condizioni che quello ha scritto. Capire la natura del rapporto è metà del lavoro.
L’apertura richiede l’identificazione piena. La registrazione avviene con il modulo classico, con copia di un documento, oppure con SPID o CIE, che alcuni operatori mettono a disposizione accanto alla via tradizionale. BetFlag, per esempio, rimanda alle procedure con SPID e con CIE accanto alla registrazione classica. Goldbet consente l’accesso con le credenziali proprie e, sul fronte dell’identificazione, il CIE passa tramite un fornitore SPID.
Quello che pochi leggono: senza SPID il conto va convalidato entro 30 giorni, altrimenti viene sospeso e i prelievi restano bloccati. Non è una minaccia, è un automatismo, e succede a chi si registra con entusiasmo e poi lascia il documento a metà. Se ti registri con il modulo, la convalida è la tua prima incombenza, prima ancora di pensare alla ricarica. Un conto non convalidato è un conto che non puoi ricaricare utilmente, perché il problema non è far entrare il denaro ma poterlo poi far uscire.
Il gioco è vietato ai minori di 18 anni, e la regola non è una formalità di facciata: l’esclusione dei minori è tra le condizioni della concessione.
Il meccanismo della prima ricarica, passo per passo
La sequenza reale di una prima ricarica ha un ordine che conviene rispettare, perché ogni passo dipende dal precedente e chi ne salta uno torna indietro.
Prima gli strumenti. Nel momento in cui apri il conto dichiari al concessionario quali strumenti di pagamento userai, e lui li valida. Da quella dichiarazione dipende cosa potrai fare al punto vendita: la ricarica al dettaglio avviene con gli strumenti tracciabili già indicati dal titolare al concessionario e da lui validati. Uno strumento non dichiarato non è uno strumento utilizzabile in quel canale.
Poi l’identificazione, che al punto vendita è doppia — del titolare del conto e di chi materialmente chiede l’operazione — e online passa dalla convalida del documento.
Poi la ricarica vera e propria, con l’importo e il canale che hai scelto. Il punto d’arrivo non è il versamento: è la disponibilità del saldo. La ricarica BetFlag, per esempio, si acquista in tagli da 10, 25, 50 e 100 € nei punti Epay o MrPay, ma il codice segreto riportato sulla ricevuta va inserito nel conto, e la ricarica è utilizzabile solo dopo la validazione del documento di identità. Chi compra il taglio e mette la ricevuta nel cassetto ha comprato un pezzo di carta.
Un dettaglio che sfugge: l’importo minimo non è uniforme. Non esiste un minimo di ricarica fissato per legge — esiste il minimo che ciascun operatore pone per ciascun canale, e i tagli prepagati impongono il loro. Chi cerca la ricarica da 5 € o da 1 € deve guardare le condizioni del singolo operatore e il taglio del singolo prodotto, non una regola generale, perché quella regola non c’è.
Ricarica al punto vendita o dall’app: due percorsi, due pubblici
Il canale fisico e il canale digitale servono due persone diverse, e non è una questione di età.
Il punto vendita serve chi non vuole usare strumenti elettronici per il gioco, chi preferisce la contiguità del contante, chi vuole che una parte della propria attività di gioco non passi da un estratto conto. Ha in cambio un tetto settimanale complessivo di 100 € per i contanti e gli strumenti non tracciati, un orario di apertura, uno spostamento e la necessità di portare un documento. Non è un canale scomodo per dispetto: è il canale che il legislatore ha voluto identificato.
L’app serve l’opposto. Sisal consente di prenotare le scommesse e di ricaricare o prelevare nel punto vendita Sisal più vicino, con la possibilità di scansionare una schedina giocata in negozio per sapere subito se è vincente: è il canale che fa da ponte tra i due mondi, e vale per chi gioca in negozio e vuole poi gestire tutto dal telefono. Betfair Exchange Scommesse consente depositi e prelievi delle vincite, live streaming di eventi di calcio, tennis e basket e grafici per monitorare in tempo reale l’andamento delle quote: è l’altro estremo, tutto dentro lo schermo. Eurobet permette di consultare le informazioni sul conto e di effettuare depositi e prelievi da iPhone o iPad. StarCasinò descrive depositi e prelievi come rapidi, sicuri e totalmente gratuiti, con un’ampia gamma di metodi.
La scelta, per chi legge, si riduce a una domanda sola: quanto del tuo gioco vuoi che resti fuori dallo schermo? Chi vuole contante e prossimità sceglie il bancone e accetta il tetto. Chi vuole copertura piena sceglie lo strumento tracciabile e accetta di essere, di fatto, dentro un sistema che vede tutto.
Normativa: la concessione ADM e cosa cambia per chi ricarica
La vigilanza dell’Agenzia e il significato di «ex AAMS»
Il regolatore è l’ADM — Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che nel linguaggio comune continua a essere chiamata AAMS, e che nelle pagine ufficiali si legge come «ADM (ex AAMS)». Il mercato ha mantenuto la vecchia sigla; l’autorità ha cambiato nome. Chi cerca «siti non AAMS» cerca, nella sostanza, siti che oggi non hanno una concessione ADM.
La cornice è il D.Lgs. 25 marzo 2024, n. 41, «Riordino del settore dei giochi pubblici, a distanza», pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 78 del 3 aprile 2024. Un punto che quasi nessuno coglie: in Italia le licenze non sono aperte. Sono concessioni assegnate con gara pubblica, e il numero è chiuso. L’art. 6, comma 1 elenca i giochi offribili a distanza in regime di concessione: le scommesse a quota fissa e a totalizzatore su eventi sportivi, compresi quelli simulati, e su corse dei cavalli; i totalizzatori sportivi e ippici; l’ippica nazionale; i giochi di abilità, le carte e i giochi di sorte a quota fissa; le scommesse a quota fissa con interazione diretta tra giocatori, cioè il betting exchange; e il bingo. Ai vincitori della gara l’art. 6, comma 3 consente di gestirne uno o più per un massimo di nove anni, senza rinnovo.
La gara di settembre 2025 ha assegnato 52 concessioni a 46 società su 93 domande, a circa 7 milioni di euro per nove anni, e il nuovo regime è partito il 13 novembre 2025. Per ricostruire la cronologia: l’Elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza, letto il 25 ottobre 2026, ha 52 righe con codici da 16000 a 16051, ognuna legata a un sito .it.
Il significato pratico di tutto questo per chi ricarica è che il numero da cercare esiste, è pubblico ed è verificabile. Sta nelle condizioni dell’operatore, che sono tenute a dichiararlo.
Giurisdizione e tutela: come si verifica una concessione, e perché conta
La verifica si fa in tre mosse e non richiede competenze.
La prima: apri le condizioni generali dell’operatore e cerca il numero di concessione e la ragione sociale del concessionario. Devono esserci entrambi. Il marchio che leggi nella pubblicità può non essere il soggetto giuridico; è la riga della licenza che ti dà il secondo.
La seconda: il sito deve essere un .it proprio dell’operatore. La concessione è legata al singolo sito, non alla società. Una società può detenere più righe — Eurobet Italia S.r.l. gestisce Eurobet, Bwin e Giocodigitale — e questa è la prova che il perimetro è il sito.
La terza: controlla l’elenco pubblicato dall’ADM con i concessionari autorizzati. Se il numero e la ragione sociale corrispondono, il resto della verifica è chiuso. Una precisazione che vale per chi confronta: Unibet, Betway, 1xBet e 22bet non compaiono tra le 52 righe al 25 ottobre 2026.
Cosa cambia, in concreto, avere una concessione? Cambiano quattro cose che si vedono solo quando qualcosa va storto. Il RUA, cioè il Registro Unico degli Autoesclusi, che blocca tutte le piattaforme online con licenza ADM e le sale fisiche: un autoescluso sul circuito autorizzato è davvero escluso. La vigilanza dell’Agenzia, con il potere di intervento. Gli strumenti di limitazione obbligatori, che l’operatore deve mettere a disposizione. E un foro italiano, con un soggetto giuridico residente che risponde di quello che fa.
L’offerta di gioco a chi sta in Italia senza concessione è illegale, e la macchina che la contrasta è doppia: l’art. 22 del D.Lgs. 41/2024 prevede che l’ADM, con la Guardia di Finanza e Sogei, tenga la lista dei siti legali legati ai concessionari e la lista dei siti con accesso inibito, entrambe pubbliche sui siti dell’Agenzia e della Guardia di Finanza. I fornitori di servizi internet e i prestatori di pagamento che violano un ordine dell’ADM sono sanzionati da 30.000 € a 180.000 € per violazione. L’ADM reindirizza i domini inibiti verso una pagina di avviso. Il blocco opera a livello DNS e alcuni fornitori sono più lenti di altri; un provvedimento del 2025 ha portato il totale a 11.481 domini, gli aggiornamenti del 2026 aggiungono da decine a centinaia di domini ciascuno, e i mirror ricompaiono in poche ore. La parola per il risultato è «oscurati».
C’è poi il lato che riguarda il giocatore, ed è la ragione per cui questa non è una questione di gusto. La Legge 13 dicembre 1989, n. 401, art. 4, come l’ADM stessa la richiama: la legge prevede l’arresto fino a tre mesi e un’ammenda per chi pubblicizza in Italia giochi, scommesse e lotterie accettate all’estero, e anche il partecipante alle scommesse organizzate da operatori non concessionari è sanzionato con ammenda e arresto fino a tre mesi. L’importo dell’ammenda non è noto, e non si conoscono casi giudiziari contro un giocatore. La norma resta scritta.
La partita delle pubblicità e il Decreto Dignità
C’è un paradosso che conviene conoscere, perché spiega perché non trovi quasi più pubblicità di bookmaker in televisione e perché le pagine di confronto hanno un ruolo che nessuno aveva previsto.
Il Decreto Dignità, art. 9 del D.L. 12 luglio 2018, n. 87, convertito con L. 96/2018, è in vigore. L’ADM lo cita il 28 febbraio 2024: «è vietata qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni e internet». L’applicazione è affidata all’AGCOM, con una sanzione pari al 20 % del valore della pubblicità e comunque non inferiore a 50.000 € per violazione.
Il decreto, va detto, contiene anche il contrario: promuove la pubblicità del gioco pubblico che serve al gioco sicuro e responsabile, e consente al concessionario messaggi sociali o di gioco responsabile che portino il suo logo.
Sul fronte applicativo, il quadro al 2025–2026 è in movimento. L’AGCOM non ha registrato sanzioni per violazioni del divieto nel 2025. Il TAR Lazio, con ordinanza n. 15037 del 29 luglio 2025, ha rimesso alla Corte Costituzionale il minimo fisso di 50.000 €. Pendono due rinvii alla Corte di Giustizia dell’Unione europea: C-421/24 sulla responsabilità delle piattaforme e C-194/25 sulla necessità di notifica del divieto. Ed è stata proposta, senza esito noto, una modifica alla legge di bilancio 2026 di Forza Italia per togliere il divieto sulla pubblicità indiretta, come le sponsorizzazioni. Alla data di verifica il divieto è in vigore.
Cosa c’entra con la ricarica? C’entra perché il divieto colpisce la pubblicità, non l’esistenza del bonus. Il confine è netto: l’operatore non può pubblicizzare, ma può offrire. E non esiste né un tetto di legge al bonus né un tetto al rigioco richiesto, il che significa che le condizioni del bonus — importo, requisiti di puntata, quota minima — vengono interamente dalle condizioni del singolo operatore. Non c’è un limite esterno che ti protegge. C’è quello che lui ha scritto, e sta a te leggerlo.
Prevenzione e tutela: i limiti che si impostano alla ricarica
Il limite settimanale di ricarica e gli strumenti di protezione
Il primo strumento arriva prima che tu giochi, ed è obbligatorio per il concessionario. L’art. 15, comma 1 del D.Lgs. 41/2024 prevede gli auto-limiti su tempo, spesa e perdita; i limiti sugli importi depositati in un periodo definito, fissati dal concessionario in base all’età e al comportamento del giocatore secondo protocolli approvati dall’ADM; i messaggi automatici su durata e spesa; gli strumenti di autoesclusione, anche per categoria di prodotto; e un canale di contatto aperto almeno cinque giorni a settimana, otto ore al giorno.
Alla registrazione il giocatore sceglie un limite di deposito settimanale o mensile, e le pagine degli operatori mostrano un limite settimanale già in fase di iscrizione. La regola dell’asimmetria vale per tutti e conviene memorizzarla: un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato dopo 7 giorni. Admiralbet chiede in registrazione di impostare un limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile, con questa stessa asimmetria — riduzione immediata, aumento dopo 7 giorni.
Perché l’asimmetria è la parte intelligente? Perché impedisce la manovra che ogni giocatore in difficoltà conosce: alzare il limite nel momento in cui sta perdendo. La pausa di sette giorni non serve a controllarti, serve a metterti in una posizione diversa da quella in cui stai prendendo la decisione. È un’interruzione del tempo, non del diritto.
Il limite di deposito ADM fissato nella gara non è noto. Quello che conta, però, è la logica: il limite che hai impostato tu è il tuo, si applica alla ricarica e non alla singola puntata, e riguarda il denaro che entra, non quello che giochi.
Autoesclusione e RUA: cosa succede quando si chiude la porta
L’autoesclusione è lo strumento più potente e il meno compreso, ed è anche quello in cui la scelta tra un operatore autorizzato e uno che non lo è diventa drammaticamente concreta.
Il RUA — Registro Unico degli Autoesclusi, istituito nel 2018 — blocca ogni piattaforma online con licenza ADM e le sale fisiche. Non è un’opzione che l’operatore attiva per cortesia: è un registro centrale, e l’effetto è su tutto il circuito autorizzato. Le condizioni di Admiralbet prevedono l’autoesclusione per 30, 60 o 90 giorni oppure a tempo indeterminato, con effetto su tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia. L’art. 15, comma 1, lett. e) richiede gli strumenti di autoesclusione, anche per categoria di prodotto, per un periodo che sceglie il giocatore.
C’è una novità che cambia il funzionamento, e ha una data precisa: dal 1° febbraio 2026 la durata va da 7 a 270 giorni, oppure è indeterminata con revoca possibile dopo 9 mesi. Chi ha in mente la vecchia scala 30-60-90 deve aggiornare il calendario.
Ora la parte che nessuno scrive abbastanza chiaro. I siti senza concessione non sono collegati al RUA. Se ti autoescludi convinto di aver chiuso con il gioco e poi giochi su un .com senza licenza italiana, la tua autoesclusione non ha nessun effetto lì. Non è una falla del sistema: è il sistema che funziona solo dentro il proprio perimetro. La scelta del bookmaker diventa, in questo frangente, la scelta se essere protetto o no.
Sul fronte del supporto, bet365 indica tra gli strumenti la pausa, i limiti di versamento, gli avvisi sull’attività di gioco e l’autoesclusione, e per i residenti in Italia segnala il Telefono Verde Nazionale Gioco d’azzardo 800 55 88 22. C’è anche un obbligo informativo in capo ai concessionari: l’art. 15, comma 2 prevede che ciascuno spenda lo 0,2 % dei propri ricavi netti, fino a un massimo di 1.000.000 € l’anno, in campagne informative o di comunicazione responsabile su temi fissati da una commissione governativa.
Le ricariche piccole e il rischio che non si vede
C’è un profilo di rischio specifico del canale fisico che merita una riga, e riguarda l’importo.
Una ricarica in contanti da 20 € al tabaccaio non somiglia a un deposito. Non passa da un estratto conto, non lascia una traccia domestica, non ha un limite oltre il tetto settimanale. È esattamente il tipo di operazione che sfugge all’autocontrollo perché è piccola, frequente e priva di attrito. Il tetto di 100 € a settimana non è solo un limite: è anche la dimensione del problema che quel canale può generare in un mese, e su base mensile quella cifra non è piccola.
Il contrappeso è tutto dalla parte degli strumenti obbligatori, ed è per questo che vanno impostati alla registrazione e non dopo. Il limite di ricarica, il limite di spesa e il limite di tempo su base giornaliera, settimanale e mensile sono il modo in cui l’operatore autorizzato ti obbliga a dichiarare in anticipo quanto vuoi spendere. Chi li salta perché gli sembrano una formalità sta rifiutando l’unica parte del sistema costruita per funzionare senza che lui debba avere forza di volontà nel momento sbagliato.
Incentivi: bonus di ricarica, bonus senza ricarica e requisiti
Requisiti dei bonus: cosa si nasconde dietro la percentuale
Il «bonus di benvenuto» è il termine degli operatori, e la parola su cui si costruisce l’equivoco è «ricarica». Un bonus scommesse prima ricarica non è un regalo legato al fatto che hai versato: è un incentivo legato al fatto che verserai e poi rigiocherai secondo condizioni che l’operatore sceglie.
Vale la pena sgombrare il campo da una confusione che circola: il bonus senza ricarica, quello che non richiede un versamento, non è la stessa cosa del bonus di benvenuto legato alla prima ricarica. Sono due prodotti diversi con due logiche diverse, e la confusione nasce dal fatto che il secondo è molto più diffuso del primo. La differenza sostanziale non è nell’importo: è in cosa devi fare per sbloccarlo.
E qui entra la parte che costa, e che non esiste un tetto di legge a limitarla. Non c’è un tetto statutario al bonus e non c’è un tetto al rigioco richiesto: importi, requisiti di puntata e quote minime vengono dalle condizioni del singolo operatore. Quando leggi «100 %», il numero che conta non è il 100. È quello che sta nella riga sotto.
Prendi il Benvenuto Sport di William Hill: il bonus cash è pari al 100 % del primo deposito fino a 50 €, con deposito minimo di 20 € con carta o PayPal entro 7 giorni, ed è erogato in tranche da 10 € su multiple di almeno 5 selezioni con quota minima 5.00 giocate con denaro reale. Il «100 %» è la parte che si legge; il numero 5.00, il numero 5 e il numero 7 sono la parte che decide se lo prendi.
Vale la stessa lettura per il Welcome Bonus Sport di BetFlag, pari al 100 % del primo deposito, accreditato su saldo, fino a 5.000 €. La percentuale è identica a quella dell’esempio sopra e il tetto è cento volte più alto. I requisiti per trasformarla in denaro disponibile, però, li fissa BetFlag e li trovi nelle sue condizioni. Un tetto alto non è un bonus alto: è un tetto alto su un bonus che si sblocca a pezzi.
Il bonus di benvenuto Sisal richiede di essere titolare di un conto di gioco, di registrarsi sul sito o dall’app e di effettuare una prima ricarica; il bonus accreditato si può spendere su tutti gli eventi in palinsesto. Anche qui: la condizione è la ricarica, il valore è nell’ampiezza del palinsesto su cui spenderlo.
Una nota che riguarda il tipo di offerta e che va tenuta ferma. Un bonus cash accreditato su saldo non è un bonus in denaro contante prelevabile. Un premio erogato in tranche non è una somma disponibile. Un bonus che si spende sul palinsesto è credito di gioco, e il suo valore dipende da cosa puoi farci dentro. Leggere il bonus dal nome è l’errore che costa: la forma del credito è scritta nelle condizioni, e le condizioni sono l’unica fonte.
Ricompensa o specchietto: cosa vale un bonus sulla ricarica
Un bonus sulla ricarica è un incentivo a versare, quindi va valutato su quanto versa.
La domanda utile non è «quanto è grande», è «quanto mi costa arrivarci». Un bonus con quota minima 5.00 e multiple da almeno 5 selezioni è un bonus che ti chiede di giocare proprio il tipo di scommessa che statisticamente paga il bookmaker: le multiple lunghe hanno un margine composto che cresce con ogni gamba aggiunta, e la quota minima alta restringe il campo ai mercati con margine più pesante. Non è un caso che la condizione sia quella. È la condizione che rende il bonus conveniente per chi lo offre.
Fermarsi qui, però, sarebbe fare il verso opposto: la retorica del «tutto fumo». Un bonus di ricarica può essere genuinamente utile, e lo è in una situazione precisa — quando avresti comunque giocato quella cifra, su quel tipo di scommessa, in quella finestra di tempo. In quel caso il bonus è uno sconto sul comportamento che avevi già. Fuori da quella situazione, è una spinta a comportarti diversamente, e la spinta è pagata da te.
La durata è la variabile che quasi nessuno pesa. Sette giorni per versare e tranche da 10 € su multiple da cinque selezioni sono vincoli di tempo e di volume che si sommano: per sbloccare una tranche devi giocare esattamente quelle scommesse, in quel periodo. Se il tuo modo di giocare è fatto di singole ragionate, quel bonus non è fatto per te, e prenderlo significa piegare il tuo gioco alla sua forma per recuperare un credito che vale meno di quello che hai speso per ottenerlo.
Nessuno di questi numeri è un segreto custodito male. Stanno nelle condizioni, in chiaro, spesso a due clic dalla pagina che promette il 100 %. La differenza tra chi ci guadagna e chi no è quasi sempre quale delle due pagine ha letto.
I cinque operatori, uno per uno
BetFlag: la ricarica che si compra nei punti Epay o MrPay
BetFlag è concessionaria ADM con il numero 16008, tramite Betflag S.p.a., su sito .it proprio. Il soggetto giuridico porta il nome del marchio, ed è una comodità non da poco per chi verifica: non serve sciogliere la matassa tra insegna e società.
La sua ricarica ha una forma che non assomiglia a quella degli altri quattro. La Ricarica BetFlag si acquista nei punti Epay o MrPay in tagli da 10, 25, 50 e 100 €: il codice segreto riportato sulla ricevuta si inserisce nel conto e la ricarica è utilizzabile solo dopo la validazione del documento di identità. È un prodotto prepagato con un codice, non un’operazione sul conto: la compri come compreresti una ricarica telefonica.
Il meccanismo ha un vantaggio e un difetto che convivono. Il vantaggio è la reperibilità: i punti Epay e MrPay sono diffusi, e il taglio minimo di 10 € mette il canale alla portata di chi vuole iniziare con poco. Il difetto è la doppia dipendenza: il codice va inserito, e la validazione del documento deve essere già avvenuta, altrimenti hai un credito comprato e non disponibile. Chi si registra, compra subito la ricarica e non carica il documento resta fermo con la ricevuta in mano.
Sul bonus, il Welcome Bonus Sport è pari al 100 % del primo deposito, accreditato su saldo, fino a 5.000 €. È una percentuale alta con un tetto alto, e la forma — credito su saldo — dice che si sblocca attraverso il gioco secondo le condizioni che BetFlag ha scritto.
C’è poi il fronte identificazione, che qui è più ricco della media: BetFlag rimanda alle procedure con SPID e con CIE accanto alla registrazione classica. Il 100 % con un tetto a 5.000 € è scritto per attirare chi pensa in grande; la ricarica da 10 € a un punto Epay racconta invece una clientela che parte piccola. Entrambe le cose sono vere, e la seconda è quella che dice a chi serve davvero questo conto. Il vero differenziale di BetFlag non è il bonus: è la possibilità di comprare il credito al dettaglio senza carta.
Goldbet: PostePay, PayPal e una verifica da fare prima
Goldbet opera con concessione ADM numero 16009, tramite Goldbet Better Organization Italy S.p.a., il cui nome abbreviato è GBO Italy, su sito .it proprio. È il caso in cui la distanza tra marchio e ragione sociale è evidente, e non è una stranezza: è la normalità di questo mercato.
Sul fronte ricarica, il conto gioco Goldbet si può ricaricare e prelevare con PostePay, PayPal e altri metodi di pagamento; l’accesso all’app avviene con le credenziali del sito. La doppia direzione è la parte da notare: dove il punto vendita ricariche può solo far entrare denaro, qui il canale è bidirezionale, e il prelievo passa dagli stessi strumenti. Per chi si muove tra conto e carta in modo frequente è la configurazione più comoda dei cinque.
La coppia PostePay e PayPal è quella che intercetta la fascia di giocatori italiani che non usa una carta di credito classica: la PostePay è il prepagato di riferimento da vent’anni, PayPal è il wallet che quasi tutti hanno già per altri motivi. Non è una lista costruita per stupire; è costruita per essere usata subito, senza aprire nulla di nuovo.
Sul fronte dell’identificazione, Goldbet consente l’accesso con le proprie credenziali e, per la via SPID, il CIE passa tramite un fornitore SPID. Come per ogni operatore, senza SPID il conto va convalidato entro 30 giorni, altrimenti la sospensione blocca i prelievi. Chi punta su un wallet come canale principale deve ricordare che quella convalida è il presupposto di tutto: un conto non convalidato non preleva, e la ricarica fatta nel frattempo resta dentro.
Goldbet vince il confronto su chi vuole gestire deposito e prelievo senza mai cambiare strumento. Perde — come tutti quelli che non nominano un canale fisico — su chi ha solo contanti in tasca.
SNAI: il conto si gestisce dall’app, con più modalità
SNAI opera con concessione ADM numero 16032, tramite Snaitech Spa, su sito .it proprio. È uno dei marchi con la storia più lunga nel gioco italiano, e in elenco siede con un codice tra i più bassi dei cinque.
Il conto di gioco SNAI si gestisce dall’app, dove si può ricaricare con più modalità; SNAI indica un’assistenza a disposizione 7 giorni su 7. Due informazioni, e la seconda vale più di quanto sembri: la ricarica è un’operazione che fallisce per motivi tecnici opachi — uno strumento non validato, un codice già usato, un documento scaduto — e in quei momenti il supporto è l’unica cosa che ti serve. Dichiarare la copertura sette giorni su sette è una promessa operativa, e in un settore dove il deposito è la porta d’ingresso al prodotto è una promessa che conta.
La formula «più modalità» è, però, esattamente il tipo di dicitura su cui non si costruisce una decisione. Le modalità che ti servono le trovi nelle condizioni dell’operatore e nella schermata di deposito del conto, prima di versare: è lì che vedi se lo strumento che hai in mano è accettato e se il taglio minimo ti va bene. Chi si registra contando su una modalità immaginata e la scopre assente dopo aver convalidato il documento ha speso tempo per nulla.
Messo accanto a Goldbet, che nomina PostePay e PayPal, o a AdmiralBet, che elenca nove strumenti, SNAI non offre l’elenco. Mette in cambio l’app come centro di tutto e un’assistenza dichiarata continua. La copertura del supporto è il suo argomento forte, non la varietà.
Sisal: la ricarica che vive tra il negozio e lo smartphone
Sisal ha la concessione ADM numero 16020, tramite Sisal Italia S.p.a., su sito .it proprio.
È l’operatore che ha costruito il ponte meglio di tutti, e la frase che lo descrive è nelle sue stesse informazioni: con l’app si possono prenotare le scommesse e ricaricare o prelevare nel punto vendita Sisal più vicino; una schedina giocata in negozio si può scansionare con l’app per sapere subito se è vincente. Tre funzioni che coprono l’intero percorso di chi gioca in ricevitoria.
Il dettaglio interessante è il verso della ricarica. Qui il punto vendita Sisal non è un tabaccaio terzo: è un punto del marchio, e consente sia la ricarica sia il prelievo. È l’opposto esatto del punto vendita ricariche dell’albo ADM, dove prelevare è vietato. Chi ha presente quel divieto trova qui la soluzione più vicina alla sua aspettativa: un posto fisico dove il denaro entra ed esce, gestito dall’operatore.
La scansione della schedina è il pezzo che rivela la clientela. Chi gioca in negozio e vuole la conferma immediata dell’esito senza tornare allo sportello o aspettare il telegiornale dei risultati è la persona a cui questo prodotto parla, e in Italia è una persona che esiste ancora. L’app diventa il modo per non perdere la comodità del negozio.
Sul bonus, il meccanismo di benvenuto richiede di essere titolare di un conto di gioco, di registrarsi sul sito o dall’app e di effettuare una prima ricarica; il bonus accreditato si spende su tutti gli eventi in palinsesto. La condizione è la ricarica, come per tutti, e il valore sta nell’ampiezza del palinsesto su cui spenderlo.
Sisal è l’unico dei cinque a offrire un canale fisico proprietario bidirezionale. Chi non vuole una carta e non vuole nemmeno rinunciare al prelievo trova qui quello che gli altri non danno.
AdmiralBet: il canale più largo e i limiti più dettagliati
AdmiralBet opera con concessione ADM numero 16048, tramite Admiral Bet S.r.l., su sito .it proprio. Il numero è il più alto dei cinque, e in una numerazione che parte da 16000 è la traccia di un ingresso più recente nel nuovo regime.
Sulla ricarica online la lista è la più ampia del gruppo: carta di credito o debito, Carta Postepay/BancoPosta, Skrill, PayPal, Neteller, Paysafe Card, Admiral Pay e bonifico bancario, senza costi aggiuntivi, con strumenti intestati al cliente. Nove canali nominali, più una precisazione — gli strumenti devono essere intestati al cliente — che non è un dettaglio burocratico: esclude le carte di un familiare, una pratica che in passato ha creato più di un blocco sui prelievi.
C’è anche il fronte fisico. Presso i punti vendita Admiral il conto di gioco si ricarica in contanti, nei limiti della normativa, mostrando un documento di identità — carta di identità, patente o passaporto — per verificare la corrispondenza con il titolare del conto. Contanti sì, entro il tetto settimanale complessivo di 100 €, con documento al bancone.
Il terzo fronte, e forse il più interessante, sono i limiti. In registrazione Admiralbet chiede di impostare un limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile, con un limite ridotto ad effetto immediato e uno aumentato dopo 7 giorni. Tre dimensioni e tre orizzonti temporali: nessuno degli altri quattro ha un’impostazione così articolata. Per chi vuole una gabbia di sicurezza costruita a mano — non la soglia minima di sistema, ma la propria — è la configurazione più ricca.
Sull’autoesclusione le sue condizioni prevedono 30, 60 o 90 giorni oppure il tempo indeterminato, con effetto su tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia, e dal 1° febbraio 2026 la durata va da 7 a 270 giorni, oppure è indeterminata con revoca possibile dopo 9 mesi.
AdmiralBet è il più completo del gruppo su tre assi — strumenti, canale fisico e granularità dei limiti — e paga questa ampiezza con una lista di condizioni lunga da leggere. Chi cerca la via più larga la trova qui; chi vuole decidere in cinque minuti deve accettare di leggere molto, e leggerlo è il prezzo dell’ampiezza.
Tassazione delle vincite: quando i soldi sono davvero tuoi
L’imposta unica e il gettito che non vedi
La fiscalità delle scommesse in Italia ha una caratteristica che sorprende chi arriva da altri mercati: la tassa non è sul giocatore.
L’imposta unica sulle scommesse sportive a quota fissa, prevista dall’art. 4 del D.Lgs. 23 dicembre 1998, n. 504, è dovuta dall’operatore ed è pari al 20,5 % se la raccolta avviene sulla rete fisica e al 24,5 % se avviene a distanza, calcolata sulla differenza tra le somme giocate e le vincite. Le scommesse a quota fissa sui cavalli pagano le stesse aliquote; prima erano al 43 % e al 47 %. Le scommesse su eventi simulati pagano il 24,5 % sull’ammontare della raccolta al netto delle vincite restituite. Una proposta contenuta nel «Decreto Sport» di portare le aliquote al 21 % e al 25 % non è entrata in vigore.
La formula «sulla differenza tra le somme giocate e le vincite» è quella parte che conviene leggere due volte. Non è una tassa sulla raccolta: è una tassa sul margine, e cresce con quello che l’operatore trattiene. Il 24,5 % sul margine lordo si applica a un giocatore che scommette molto e vince poco, non a lui direttamente ma al prezzo che gli viene offerto. Una tassa sul margine è, per definizione, una tassa sul margine incorporato nella quota. Il posto dove la paghi non è un rigo di dichiarazione: è il confronto tra la quota che vedi e la probabilità che le sta sotto.
Resta aperta una questione circoscritta: non è noto se i crediti di bonus entrino nella base imponibile. È una domanda che riguarda l’operatore, non il giocatore, ma spiega perché le regole di rigioco sono così articolate.
Redditi diversi: quando la vincita va dichiarata
Qui la distinzione tra operatore autorizzato e operatore estero diventa una questione fiscale, e le conseguenze sono molto diverse.
Chi vince con un concessionario ADM non paga nulla in prima persona e non dichiara. Le vincite pagate da un concessionario italiano non sono tassate in capo al giocatore e non vanno dichiarate, perché il prelievo avviene alla fonte: il giocatore riceve la somma netta e non inserisce niente nel modello. La dichiarazione è una posizione riportata dalla stampa di settore, non confermata su una pagina dell’amministrazione finanziaria; per una posizione fiscale personale si consulta un commercialista.
Chi vince su siti esteri sta in un altro capitolo. L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 141/E del 30 dicembre 2010, tratta le vincite online come «redditi diversi» ai sensi dell’art. 67, comma 1, lett. d) del TUIR, anche per i siti registrati o ospitati all’estero, imponibili ai sensi dell’art. 69 del TUIR per l’intero importo ricevuto senza deduzioni. La lettura pratica è: nessuna ritenuta e dichiarazione nel Modello Redditi PF o nel 730. L’aliquota IRPEF applicata non è nota. Detta semplice: andrebbero dichiarate come redditi diversi secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate, e non è consulenza fiscale.
La simmetria è il punto, e vale più di ogni commento. Con un concessionario ADM il tema fiscale non ti tocca: la tassa sta a monte, dentro la quota. Con un sito estero la tassa ti tocca direttamente, sull’intero importo senza deduzioni — non sul guadagno netto, sull’intera somma ricevuta. Due posizioni che il marketing non distingue e che allo sportello fiscale sono l’opposto l’una dell’altra.
Domande frequenti su ricariche e scommesse
Come funziona la ricarica in contanti del conto di gioco presso un punto vendita?
Si fa di persona, con la richiesta del titolare, dopo l’identificazione e la verifica dell’identità di chi chiede l’operazione. Contanti e strumenti non tracciati valgono entro un tetto complessivo settimanale di 100 €, presidiato dal concessionario con misure sul sistema informatico. Il punto non paga vincite e non consente prelievi.
Quali metodi di pagamento accettano i bookmaker con concessione ADM?
Non esiste una lista stabilita per legge: l’art. 22, comma 1 prevede un regolamento, d’intesa con la Banca d’Italia, per impedire ai prestatori di servizi di pagamento di trattare denaro di gioco per operatori senza concessione, ma la sua entrata in vigore non è confermata. Ogni operatore indica i propri strumenti nelle condizioni, e le carte prepagate sono largamente diffuse.
Perché un bookmaker con concessione chiede l’identificazione con documento o SPID?
Perché senza identificazione piena non esiste un conto di gioco regolare. La registrazione avviene con documento o con SPID o CIE, e senza SPID il conto va convalidato entro 30 giorni, altrimenti viene sospeso e i prelievi sono bloccati. L’esclusione dei minori è una condizione della concessione.
Come si verifica che un bookmaker abbia la concessione ADM?
Si cerca il numero di concessione e la ragione sociale nelle condizioni dell’operatore, si controlla che il sito sia un .it suo proprio — la concessione vale per singolo sito — e si confronta il dato con l’Elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza pubblicato dall’ADM. L’elenco, letto il 25 ottobre 2026, ha 52 righe con codici da 16000 a 16051.
Quali limiti di deposito si impostano su un bookmaker con concessione ADM?
Alla registrazione si sceglie un limite di deposito settimanale o mensile. Un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato dopo 7 giorni. L’art. 15, comma 1 prevede anche auto-limiti su tempo, spesa e perdita, messaggi automatici su durata e spesa, e un canale di contatto aperto almeno cinque giorni a settimana per otto ore al giorno.
Le vincite delle scommesse sportive sono tassate in Italia?
Per le giocate presso un concessionario ADM il prelievo avviene alla fonte e il giocatore riceve la somma netta senza dichiarare nulla. Sugli operatori esteri l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 141/E del 30 dicembre 2010, legge le vincite come redditi diversi da dichiarare; per la propria posizione si consulta un commercialista.
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